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Formati con il libro “Perfezionismo”
€65,00
Basato su oltre 20 anni di ricerche cliniche e sperimentali questo libro offre un modello dettagliato e raffinato per la comprensione e il trattamento del perfezionismo. Gli autori permettono al lettore di rispondere alle domande su come questa complessa dimensione di personalità si sviluppi, su quali siano i meccanismi di base e i costi psicologici che ne derivano e su come sia possibile impostare un intervento psicoterapeutico efficace.
Sia nel linguaggio professionale che nel linguaggio parlato il termine perfezionismo rimanda sovente a due temi. Da un lato una sorta di tendenza ossessiva a perdersi in mille dettagli. Dall’altro una qualità potenzialmente utile e vantaggiosa, in particolare a livello lavorativo. Nei manuali diagnostici il perfezionismo viene presentato come una sottocomponente comportamentale o personologica che ricorre in disturbi quali il disturbo ossessivo compulsivo e il disturbo ossessivo compulsivo di personalità o come una facet1 del tratto definito compulsività (Ayarst, Flett e Hewitt 2012).
Il testo, che qui presentiamo per la prima volta in lingua italiana, si discosta enormemente da questa visione del perfezionismo, riportando i risultati del lavoro trentennale di Paul H. Hewitt e colleghi. Il presupposto, fondato su solide basi sperimentali e cliniche, è che il perfezionismo sia uno stile multidimensionale e maladattivo di personalità. Ovvero, possiamo ravvisare un insieme di tratti, componenti interpersonali e intrapersonali specifici e articolati che sono sempre di ostacolo al benessere della persona.
Il perfezionismo non è dunque mai sano e non è mai un pattern o abitudine comportamentale di basso livello. È una complessa organizzazione di personalità che plasma e condiziona la vita ingenerando una sofferenza spesso mascherata e ignota a familiari e colleghi.
Hewitt, Flett e Mikail ci guidano alla riscoperta del perfezionismo dando voce a questa sofferenza e offrendoci degli strumenti teoricamente raffinati e clinicamente efficaci. Pagina dopo pagina emerge un lavoro che sin dalle sue prime formulazioni negli anni ’90 (Hewitt e Flett 1991) ha precorso l’attuale stagione dei tratti e delle dimensioni transdiagnostiche (Hayes e Hofmann 2020).
I lettori più curiosi noteranno il ricorrersi di riferimenti a un approccio rigoroso, progressivo e teoricamente fondato nello sviluppo di costrutti diagnostici nel campo della personalità (Jackson 1970). Piuttosto che dar per assodata una definizione o un insieme di misure e descrittori, Hewitt e colleghi hanno dedicato la carriera a formulare e validare i loro principi teorici e clinici, senza cedere ai bias metodologici di cui spesso si caratterizzano le scienze psicologiche (Fried 2020).
Chiunque abbia avuto come pazienti nel proprio studio di psicoterapia persone caratterizzate da una ricorrente attenzione a standard elevati, che possono di volta in volta orientarsi verso loro stessi o gli altri, sa quanto sia difficile impostare un lavoro efficace sin dalla prima seduta (Dang et al. 2020). Innanzitutto, è assai difficile che queste persone giungano in terapia e se lo fanno si presentano con un bagaglio enorme di dubbi, incertezze e autosabotaggi. Hanno aspettative che loro stessi presuppongono di difficile raggiungimento e un paradosso per cui il loro maggior timore (ovvero mostrarsi inadeguati) sembra essere l’obiettivo stesso del percorso che dovrebbe aiutarli.
Laddove il focus del perfezionismo sia il comportamento degli altri, il terapeuta diviene presto oggetto di forme più o meno velate di ostilità, sarcasmo, talvolta disprezzo. Uno dei grandi pregi di questo manuale è proprio quello di aiutare il clinico a riconoscere sin dall’assessment non solo la presenza del perfezionismo, ma anche come questo si organizza in tratti e strategie di autopresentazione, modalità di relazionarsi con se stessi e gli altri (Hewitt et al. 2020). Queste informazioni, estensivamente declinate sia a livello attuale che evolutivo rispettivamente nel modello comprensivo del perfezionismo (Capitolo 2) e nel modello della disconnessione sociale del perfezionismo (Capitoli 4 e 5), permettono una concettualizzazione dettagliata del caso. Supportano inoltre il clinico nello sviluppo di un piano terapeutico che può fondarsi sia su percorsi individuali (Capitolo 9) che di gruppo (Capitolo 10). L’utilità terapeutica delle idee di Hewitt e colleghi è facilmente ravvisabile da clinici di orientamenti diversi per almeno tre validi motivi. Il primo, più evidente seppure forse meno rilevante, è l’esplicita integrazione che gli autori fanno tra approcci psicodinamici con prospettive interpersonali e cognitive.
La terza componente del modello comprensivo del perfezionismo (le cognizioni perfezionistiche) è chiaramente derivata dalla psicoterapia cognitiva sia nella concettualizzazione che nell’impostazione del trattamento. Il secondo motivo, di ampio respiro,deriva dall’acume clinico con cui sono stati concettualizzati i numerosi casi presenti nel libro, che permette a terapeuti di orientamenti diversi di trasferire quanto appreso nel proprio lavoro. Infine, l’ultimo motivo, forse più teorico ma di immenso pregio, discende dalla raffinatezza e complessità con cui un’organizzazione personologica è stata formulata, declinata e testata sia a livello sperimentale che clinico. Riteniamo senza alcun dubbio che il libro di Hewitt, Flett e Mikail possa e debba rappresentare una fonte d’ispirazione per chiunque lavori nell’ambito della personalità, facendo emergere come le presunte barriere tra clinici esperti di casi e psicometristi esperti di tratti siano assai dannose e ben poco credibili. Le disposizioni di personalità, come il perfezionismo, rappresentano traiettorie evolutive che nascono, si evolvono e si strutturano all’interno delle relazioni nelle quali viviamo, dischiudendo a infinite variazioni e scelte personali. E dunque, per poter lavorare come terapeuti, dobbiamo ammettere l’enormità del compito e far nostra la dedizione e l’umanità con cui gli autori di questo volume affrontano i loro pazienti e il proprio lavoro.
Paul Hewitt et al. (Giovanni Fioriti Editore)
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Professore presso il Dipartimento di Psicologia della University of British Columbia, in Canada. È membro della Canadian Psychological Association e della Sezione di Psicologia Clinica dell’Associazione stessa. Hewitt è stato recentemente citato tra i migliori dieci professori di psicologia clinica del Canada per la sua produttività nella ricerca. Ha pubblicato più di duecento tra articoli di ricerca, libri, e capitoli su perfezionismo, psicopatologia e psicoterapia, e ha condotto lavori sul perfezionismo in collaborazione con Gordon L. Flett a partire dal 1989. Hewitt svolge anche la professione privata come psicologo clinico, è consulente di numerose organizzazioni e viene regolarmente invitato a parlare a conferenze nazionali e internazionali sulla ricerca e sul trattamento del perfezionismo.

Professore presso il Dipartimento di Psicologia della York University a Toronto, in Canada, dove gli è stata affidata una Canada Research Chair (CRC) in Personalità e Salute, ed è direttore del LaMarsh Centre for Child and Youth Research. Precedentemente è stato Associate Dean of Research and Graduate Education presso la Facoltà della Salute. Flett è membro dell’Association for Psychological Science, la quale lo ha citato tra i venticinque più produttivi autori di psicologia. Meglio conosciuto per le sue ricerche sulla personalità e sulla depressione, così come per i suoi lavori sul perfezionismo condotti in collaborazione con Paul L. Hewitt a partire dal 1989, è stato anche guest editor di molti numeri speciali sul perfezionismo.

Esercita la professione privata come psicologo clinico a Newmarket, in Canada; è consulente di assicuratori privati nell’ambito delle richieste per problematiche di salute mentale; è membro clinico aggiunto presso la University of Waterloo. È anche membro della Canadian Psychological Association e della Sezione di Psicologia Clinica dell’Associazione stessa. Le sue pubblicazioni cliniche.
Traduzione e curatela:
Il libro, nella sua versione italiana, è stato tradotto e curato da Veronica Cavalletti e Simone Cheli
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